Cronofotografia_Dizionario Tecnologia Fotografica

Cronofotografia_Dizionario Tecnologia Fotografica
Agosto 2, 2020 paolo robaudi
Cronofotografia_Dizionario Tecnologia Fotografica

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Metodo di analisi del movimento basato sulla ripresa di una successione di immagini fotografiche a intervalli regolari. Questo procedimento può essere considerato un precursore della cinematografia, ma, dopo l’invenzione di questa, ha seguito una linea di sviluppo indipendente fino ai giorni nostri. La differenza tra le due tecniche consiste nel fatto che nella cronofotografia l’intervallo tra due immagini successive e il tempo di posa relativo possono essere variati a piacere in funzione delle caratteristiche del movimento da analizzare. Già nel 1849 Faye riprese il passaggio degli astri sul meridiano mediante una serie di dagherrotipi ripresi a intervalli regolari. Nel 1864 L.Ducos de Hauron brevettò un apparecchio cronofotografico che però non venne mai realizzato a causa della scarsa sensibilità dei materiali fotografici del tempo.

Nel 1874 compare il revolver fotografico di J.C. Jansson con il quale questi riprese il passaggio di Venere davanti al sole. Nel frattempo, fino al 1870 E.J. Marey stava studiando con vari sistemi il movimento di animali e persone e successivamente, su incarico del Governatore della California L. Stanford, ricco allevatore di cavalli, E.J. Muybridge, studiò il movimento di un cavallo al trotto, dimostrando nel 1877 che, come intuito da Stanford, in una fase del trotto il cavallo solleva contemporaneamente tutte le quattro zampe dal suolo. L’apparecchiatura di Muybridge consisteva in una serie di macchine fotografiche allineate e fatte scattare in successione dal soggetto stesso con un sistema di fili o di pedane mobili, metodo sostituito nel 1884 da un congegno a orologeria che comandava elettricamente gli otturatori di ben 36 macchine.

Per ricostruire il movimento analizzato nelle cronofotografie, Muybridge utilizzò dapprima un tamburi magico e successivamente un fenachistoscopio. Con questa attrezzatura Muybridge analizzò diverse centinaia di movimenti con decine di migliaia di fotografie, spendendo cifre enormi per queste sue esperienze. Dal 1881 al 1884 Muybridge proiettò le sue cronofotografie in Europa e successivamente negli Stati Uniti. In seguito ai risultati conseguiti da Muybridge, Marey perfezionò i suoi studi sul movimento utilizzando il procedimento fotografico. Egli costruì diverse apparecchiature, la prima delle quali consisteva in una macchina fotografica a lastre con un otturatore costituito da un disco, mosso da una manovella e poi da un motore a molla, nel quale erano praticate delle fenditure a Intervalli regolari. A ogni passaggio della fenditura dietro all’obbiettivo si registrava un’immagine sulla lastra, ma se il soggetto era grande o si muoveva rapidamente, le varie immagini risultavano mosse o sovrapposte.

Per ovviare all’inconveniente Marey nel 1882 realizzò un fucile fotografico che consentiva la ripresa di 12 fotogrammi distinti al secondo, ognuno ripreso con un tempo di posa di 1/720 di secondo. Questo apparecchio possedeva un otturatore costituito da due dischi rotanti, uno dei quali aveva 12 finestre e, ruotando solidalmente con la lastra, portava davanti all’obbiettivo 12 diverse zone del materiale sensibile. Mentre questo disco compiva 1/12 di rotazione, il secondo disco, in cui era praticata una stretta fenditura, compiva una rotazione intera. Il passaggio della fenditura davanti alla finestra determinava l’esposizione.

Nel 1883 il governo francese fondò a Parigi un istituto di ricerche fisiologiche nell’ambito del quale Marey poté proseguire il movimento analizzato nelle cronofotografie, Marey utilizzò un fenachistoscopio servendosi dapprima di strisce di carta sensibile su cui erano stampate in sequenza le cronofotografie e successivamente, dopo l’invenzione della pellicola sensibile da parte di Eastman, di spezzoni di pellicola. La differenza fondamentale tra i metodi di Muybridge e di Marey consiste nel fatto che il primo registrava ogni singola immagine su una lastra di grande formato, mentre il secondo registrava diverse piccole immagini su una singola lastra. Un caso particolare di cronofotografia può essere considerata oggi la fotografia stroboscopica, nella quale le immagini delle varie fasi del movimento vengono ottenute illuminando il soggetto con una sorgente di luce intermittente.

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