paolo robaudi @ Il blog del coglionauta

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Comincio parlando che da un paio di settimane sono stato buttato fuori da “facciadibook” quindi inizio il blog, fortunatamente questa cosa torna a mio favore, le mie idee, i miei concetti saranno contenuti nel mio sito, ora!

In questo blog sarà contenuto di tutto, da quello che mi frulla nella testa, le mie giornate, quello che faccio, ciò che mi piace, quindi: “Fotografia, arte, cinema, libri, mostre, persone che conosco o che conoscerò, estratti vari di vita e politica, cioè la mia vita: considerazioni di un coglionauta (esperto)”

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Oggi per esempio potrei ricominciare da tre:

È morto George Michael, il meglio figo del bigoncio a metà degli anni ’80 e colonna sonora di parte della mia tarda e inquieta adolescenza.

Ho finito di spostare i quadri dei miei genitori da una casa a un altro paio di case, dopo che il mio amico al quale li avevo mollati ha venduto casa, con molta fatica devo dire.

E poi, che quest’anno sta finendo, un’altra estate se ne va (citazione colta) anche se in realtà, è un altro anno ad andarsene e l’anno prossimo compirò pure 50 anni, come diceva un amico: “Facchetti!!!”

Ok nessuna paura, d’altra parte ci tocca a tutti di dover scollinare, inoltre come diceva il saggio Brera, dobbiamo recuperare generazioni di proteine perse ed io di proteine alla memoria dei miei avi, ne ho consumate tante, celebrandole sempre.

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A parte gli scherzi, considerazioni da fare sui miei primi 50 anni ne avrei diverse, la prima è quanto i 50enni di oggi siano diversi dai 50enni di ieri, ricordo ancora quando mia madre compii 50anni, era il 1978 ed io stavo seduto al tavolo da pranzo e mentre si festeggiava, da 11enne, tra me e me, pensavo a quanto fosse vecchia la mamma, ora 39 anni dopo, tocca a me, e mentre mettevo assieme la mia nuova playlist di itunes, scegliendo i brani, facendola nuova in omaggio a George Michael, pensavo a quanti brani, non solo suoi, mi ricordassero svariati momenti della mia vita, come se la mia vita avesse la sua colonna sonora, si in fondo tutti noi ce l’abbiamo, la nostra colonna sonora, si lo so, è una piccola stupida consapevolezza, ma rimane una considerazione da autistico d’annata.

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Dunque dicevo, ricomincio da tre, da quattro, da cinque, intanto siamo qui, beh non è poco, pensando ad altri che non ci sono più, a cominciare dalla citata: “Mamma!” è brutto quando non si può dire una parola così intima, così istintivamente, ce ne accorgiamo solo quando non si può più dire, un’altra piccola considerazione, la stessa cosa vale per tutti gli altri, e per tutti quei momenti che si sono vissuti e che non torneranno più indietro, come i 20anni, sciupati così a piene mani, perché il tempo ci abbondava, nessun rimpianto solo considerazioni e non è che non me l’avessero detto, anzi me l’hanno detto fino alla nausea, ma siamo forse la prima generazione di “edonisti reaganiani”, come diceva D’Agostino seduto placidamente sul divano dei cazzari di talento di “Quelli della notte” io ero uno di quel popolo che celebrava la notte gaudente, sempre ed a oltranza e quella era la nostra avanguardia, il nostro manifesto.

Questo sarà il tema del blog, ricordi affastellati e confusi, parole dimenticate, insieme alla “gramatica” che la buon’anima della Professoressa Buonincontri Ferrara cercò sempre di ficcarmi in testa,   ma io già pensavo sempre a cosa avrei fatto dopo, ma non il dopo “progettuale” il dopo l’ho sempre inteso come il gioco, la festa, la baldoria, quella finta celebrazione della vita gaudente dell’uomo moderno, un precursore d’antan dei tempi moderni, io e la banda di scombinati amici che mi ero scelto, per delle notti interminabili di

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quello che oggi è il gozzoviglio di massa contemporaneo, deriva blues di questa nostra società riempita di valori liquidi: “gin tonic, negroni, spritz, campari, sbagliati e prosecco a volonta!”

Questa implosione dei valori autentici scorporati e banditi, oggi quello che c’interessa sono le maiale, il bicchiere pieno, il campionato, lo shopping, il telefonino, la cremina, a scarpetta, la giacchetta, questa italia provinciale che rimane in spiaggia col pensiero tutto l’anno, su quel lettino di plastica blu o arancione, dei bagni arcobaleno, perché ci sono sempre su di una spiaggia italiana dei bagni arcobaleno, perché oggi, all’italiano l’unico arcobaleno a cui sa pensare incomincia e finisce lungo la passatoia di una spiaggia di mare, del nostro mare sempre più blu.

E di Montale e dei suoi ossi di seppia, non se ne ricorda più nessuno.