Biennale 2017 Consigli per l’uso_Giardini

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Biennale 2017 Consigli per l’uso_Giardini
settembre 9, 2017 paolo robaudi
Biennale 2017 Consigli per l’uso_Giardini

Biennale 2017 Consigli per l’uso_Giardino

Il viaggio comincia in Arsenale, si parte dal “Padiglione dello spazio comune” ora non voglio fare l’elenco di cosa mi è piaciuto e cosa non mi è piaciuto, ho amici che postano robe di mostre viste in giro per il mondo, che dal mio punto di vista sono veramente “mostre o mostrità”, vi dirò cosa mi ha colpito più in generale, ma vi ripeto c’è veramente talmente tanta roba, che riuscire a vederla tutta, è molto faticoso, già a metà dell’Arsenale uno è ubriaco, figurarsi in fondo, oltre a questo la mostra saltella da una parte all’altra dell’Arsenale, fa caldo, è umido, Venezia non è una città semplice, anche per i più allenati, infatti vi consiglio di andare a vederla in ottobre o novembre, mesi ottimi per una visita in laguna, se non piove e comunque la cosa migliore sarebbe avere dei biglietti che permettano di poterla visitare tutta, durante tutto l’arco dell’apertura, in modo che uno possa tornare a Venezia e ricominciare da dove aveva interrotto.

Dopo questa pedalata ci sono vari padiglioni nazionali,

noi lì, abbiamo dato un taglio, perché già stanchi, ma abbiamo 50 anni, ginocchia malandate, schiene da guarire, serate precedenti a bere tanto buon prosecchino della marca trevigiana, in buona compagnia,

noi non ci facciamo mancare niente, come al solito, perché la vera arte, non è l’arte fine a se stessa, ma l’arte del “buon vivere”, la somma dei valori, altrimenti che gusto c’è, godiamocela finché possiamo (Ho ¾ di sangue romagnolo nelle vene, ne vado molto fiero, sono stato educato in Romagna, alle baraccate della domenica, mangiando salame, pane casereccio, bevendo del buon Sangiovese, a casa del cugino di mio nonno, nei ritrovi estivi, sull’aia di casa, ore e ore a tagliare salame, bere, raccontandocela) anche perché qui, per come stanno le cose, se sopravvivremo all’idiozia umana, tra qualche anno, potremmo anche correre il rischio, di ritrovarci con il divieto assoluto di mangiar maiale e bere vino, dovendo arrangiarsi magari, col succo di arancia, il tè o la coca cola ed al posto del maiale, couscous! Non proprio la stessa cosa.

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Poi, siamo andati dritti, saltando parte dei padiglioni nazionali, ma tutti eravamo già rintronati da quello che avevamo visto fino a lì e allora abbiamo visto, le Filippine che un occhio lo merita senz’altro, il Cile, l’Irlanda anche per il richiamo ai movimenti femministi italiani degli anni ’70, per tutti quelli che hanno avuto una sorella maggiore negli anni ’70!

La Slovenia, la Lettonia è divertente (leggete le dida), la Nuova Zelanda è notevole, così come la Georgia. E qui siamo quasi arrivati in fondo, noterete che ogni cosa sulla quale posate gli occhi potrebbe essere un’ opera come anche no, ormai siete ubriachi, c’è questo effetto stroboscopico, sappiate che non avete ancora finito, vi mancano il padiglione Italia, dove mi è piaciuto molto il lavoro di Calò, molto vicino al lavoro scenografico ed agli effetti cinematografici analogici, molto suggestivo, così come il lavoro di Cuoghi, è strano, in nuce c’è parte di quello che fu il lavoro di mio padre.

La figura del Cristo da una parte è stata al centro del suo lavoro

con l’analoga simbologia della passione e la vita dell’artista, tema molto sentito da mio padre, e l’eroismo esistenziale, di chi conosce il suo destino e lo percorre fino in fondo e assieme a questo, il senso di disfacimento delle opere, con questa patina sui corpi, è notevole se vogliamo e dall’altra, troppo esplicito e raccontato da non avere molto da svelare, comunque non lascia indifferenti, anche se poi tutto è da collocare, in questo nuovo gusto “dark-horror-vampiresco” che a me personalmente non piace, io prediligo la luce, i fiori, il profumo nell’aria calda estiva al grigio padano, ma rimane sempre questione di gusti personali, quindi non giudico, ma vi restituisco un opinione.

Dopo di che la grande delusione,

il padiglione cinese, che tolto qualche video di dettaglio in ultra slow motion sulle onde, il resto sembra messo quasi li per caso, come entrare nel centro Hu in Paolo Sarpi, ci sono i soliti giochi delle ombre cinesi ed dei grandi quadri, fatti con un infinità di ritagli di carta tutti uguali, considerando che oggi la Cina, viene considerata uno dei paesi emergenti da un punto di vista culturale, è rassicurante, la pop art cinese è debole, c’è ancora spazio per tutti, comunque qua e la, dentro i vari padiglioni di artisti cinesi ce ne sono diversi, anche interessanti e dispersi per la laguna, soprattutto i bar,  molti sono di proprietà di famiglie Cinesi, parlano anche con l’accento veneziano, il caffè cortocircuitato!

Mi chiedo se Pasolini avesse previsto pure questo, cinquanta anni fa; everyday I’m shuffeling!

Adesso dovreste uscire, prendere il vaporetto che dall’Arsenale vi porta al Forte Marghera, uno spazio bellissimo, con una bellissima gattara, solo che noi siamo giunti in fondo che ormai erano le 6 di pomeriggio, la Biennale chiude alle 7, a quel punto avevamo solo voglia di tornare a casa, in quel di Mestre e riprendere il discorso abbandonato dalla sera prima con il prosecco, chiudere alle 7 è veramente cosa degna della nostra migliore trimurti, la lega “sindacati, burocrazia, servizi segreti italiani”, magari la chiudessero alle 9 non oso dire alle 11, ma qualcuno potrebbe querelarmi!!!

I vaporetti a Venezia funzionano 24 ore al giorno, non hanno nemmeno la scusante che la gente non potrebbe tornare indietro, manco a Milano abbiamo questo sistema di trasporto!

Organizzatevi per partire di prima mattina, è molto importante, se volete vedervi tutto bene senza correre, noi saremo entrati in Arsenale che erano le 11 e siamo usciti alle 6, senza mai fermarci in pratica, siamo usciti di li, mentalmente stanchi per la grande quantità di roba, saltandone tra l’altro molta, quindi regolatevi di conseguenza, sappiatelo.

Secondo giorno: Giardini!

Anche qui non siamo riusciti a vedere tutto, siamo entrati verso le 10,30 e siamo usciti che erano le 6, tra i padiglioni nazionali di quelli che abbiamo visto, mi è piaciuto la Russia, il Giappone, la Francia.

Voglio fare due segnalazioni a parte, per due padiglioni:

Il primo la Germania, cercate di andare quando c’è la performance di Anne Imhof, è veramente notevole, per chi poi avesse visto a teatro il lavoro di Emma Dante “Bestie in Scena” , può fare anche un parallelo e cogliere l’anima di due popoli, così diversi e così simili, i doberman sono due cuccioloni che sgranocchiano tranquillamente le loro ossa in pelle, ed ogni tanto uno dei due, risponde alla performer che canta, spettacolo potente, allucinante e allucinatorio, in puro stile teutonico, dove a far paura non sono i cani, ma i ragazzi che performano: il futuro di un paese! La Merkel ci riflettesse sopra.

Il secondo è gli Stati Uniti, non tanto per quello che c’è dentro, ma per quello che c’è fuori, di fronte al padiglione, l’ho trovata geniale, forse una delle installazioni più sottili ed al tempo stesso potenti, che abbia mai visto in vita mia e senz’altro una delle opere meglio riuscite di tutta la biennale.

Mi è piaciuto molto anche il padiglione Stirling, l’ex libreria Electa per capirci, dove gli artisti hanno depositato i libri o i titoli dei libri, che hanno ispirato il loro lavoro, molto suggestivo e romantico e rivelatorio.

Rimane il padiglione centrale, in cui ci sono i due ultimi padiglioni: quello degli Artisti e dei Libri ed il padiglione delle Gioie e delle Paure.

In quello degli Artisti segnalo:

  • Dawn Kasper, Soren Engsted, John Latham, Taus Makhacheva, Raymond Hains.

In quello delle Gioie e delle Paure:

  • Lubos Plny e Diaz Morales,

anche qui segnalo solo questi due artisti, ormai la stanchezza aveva preso il sopravvento e poi dovevamo tornare a casa a Milano, in macchina, il tempo stringeva.

Come anticipato ci riserviamo di ritornare entro la fine della Biennale per completare la visita anche degli eventi collaterali, che sono in gran parte gratuiti.

Paolo Robaudi©2017_Si sono un trombone lo so!

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