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Percorso

Volendo percorrere il solco tracciato da grandi autori del passato, per avvalermi di questa forte valenza evocativa, insita nella natura del documentario, traslandola nel mio lavoro d’artista, facendo coincidere il piano del mio lavoro assertivo, con quello del reale/verità, dunque porre il lavoro sulla "soglia" Blakesiana, il documentario come percezione della realtà insita nel lavoro d’artista, estensione di quello che possono essere le "muse" creative, che non colloquia necessariamente con "altri" e se nel caso lo fa, questi altri, sono referenti che parlano la sua stessa lingua, che non è fatta di attese, ma di "furti prometeici" atti a spostare oltre la coscienza umana, antitesi di tutto quello che oggi esiste, come la società in cui viviamo, dove il progresso tiene il passo sempre più, con una minore libertà individuale, non più stato al servizio del cittadino, ma stati dipendenti da consigli d’amministrazioni di multinazionali, che pagando le campagne politiche, si ergono a "Superstato" nello stato, il profitto, per questi signori, è il loro dio, e noi in quanto uomini, siamo solo pedine utili a produrre per poi consumare le loro stesse merci, in questo grande villaggio globale che è diventato il mondo, stiamo tornando in un medioevo, poco fantastico, tra il "piano meccanico" e la follia "Orwelliana", in cui l’artista di successo è paragonabile ad un supermarchio di lusso, ha accettato di far parte del mercato delle merci, che lo relega in un ipotetico supermercato, ai piani alti delle scansie, grazie all’ alto grado d’ appellabilita del suo prodotto, ma perdendo completamente quella forza dialettica propria dell’ arte, facendo diventare, il messaggio sistemico, l’alcova di ideali perduti, svenduti per esistere all’ interno dei "mercati museo", sempre più simili a luoghi disneyani, che a luoghi d’incontro tra il popolo e la storia, spesso mausolei eretti alla memoria di grandi ricchi, tramite donazioni di quest’ultimi o sponsorizzazioni di aziende e multinazionali, che utilizzano gli stessi luoghi per ripulire l’immagine di fronte a scandali di vario tipo oppure sempre come funzione autocelebrativa, per la mancanza di investimenti a livello sociale da parte degli stati, che sempre più spesso delegano, ai privati, i servizi prettamente statali, diventando sempre più essi stessi, degli stati con una funzione "amministrativopoliziesca", di controllo sulle persone e non più come ideali di coesione sociale e culturale, ma va da sé che spesso chi ci amministra sono gli stessi a sedersi nei consigli d’amministrazione delle stesse azienda.

Tutto ciò avviene scopertamente, e la gente pare non pensarci anche se l’umanità corre velocemente verso un futuro senza speranza, forse è un fatto ciclico che a periodi storici fatti d’ideali se ne alternino altri in cui il rispetto per la vita nell’ uomo sembra scomparire, l’eterna lotta fra prepotenti e miti si risveglia, come se tutto ciò appartenesse "al respiro cosmico", ma la verità è che tutto cìò, cela una mancanza d’armonia fra l’uomo è quello che è l’ accettazione della vita, della morte e dei suoi riti, che è il nostro tempo concessoci, una delle funzionidell’ arte, è stato di "spiegare", perché siamo qui e come meglio possiamo investire questo tempo che ci è concesso, chiaro che, queste sono considerazioni personali, frutto di una vita vissuta, la mia, osservando il mondo che mi circonda, ma che in gran parte, non mi appartiene, vivendo in un paese, l’Italia, dove la furberia, la ruffianeria e la cortigianeria sono i ferri del mestiere per chiunque voglia fare carriera, a qualsiasi livello, ciò che una volta ci contradistingueva dagli altri, come intelligenza di matrice popolana e contadina, dove gran parte della cultura nasceva dal basso, e che nella commedia dell’ arte possiamo ritrovare in personaggi come Arlecchino e Pulcinella, oppure nel più letterario Bertoldo, oggi fa si che questo paese sembra essersi trasformato in un paese patria dei Bertoldino e Cacasenno come a dire, un paese soffocato dai suoi stessi abiti mentali.

Dove il potere è castale, verticale e possibilmente immutabile, nei secoli dei secoli, purtroppo non abbiamo più personaggi veramente liberi anche, da loro stessi, liberi di dire verità scomode, come Pasolini o Montanelli, che intuirono questo cambiamento, dovuto al benessere generalizzato e generalizzatore, in cui tutti si sentono padroni della loro "Roba"; nell’ora in cui, passano per essere scomodi i Biagi, difensori fino all’ altro ieri di un sistema "Gattopardesco" di italiche abitudini, ecco il mio totale rifiuto alla "Finzione" , oggi assurta in ogni ambito sociale, a paradigma di libertà.

Proprio perché come Pasolini disse: " Non abbiamo una vera vocazione rivoluzionaria, siamo passati da ciò che è stato l’umanesimo, al fascismo con l’intermezzo di un periodo, quello legato alle guerre d’indipendenza, soffocato da una classe aristocratica e borghese; quella dell’epoca, priva d’ideali sociali e, che quei pochi ideali, furono la forgia del pensiero fascista."

Paolo Robaudi, fotografo, Filmmaker, artista multimediale Viaggio e mi sposto in tutta Italia, Europa e nel mondo.

contattatemi per avere maggiori informazioni : paolorobaudi@studiomorgagni.com

 

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Se volete vedere il documentario ideato e prodotto da Paolo Robaudi, su Giacobbe Fragomeni, seguite il link.

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